ATTIVITA’ IN DOPPIO-COMPITO

Il modello del doppio compito associato all’azione del camminare è diventato evidente nella letteratura della ricerca sul cammino tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta del Novecento (Abernethy, 1988; Bardy e Laurent, 1991;Wright e Kemp, 1992). Da allora, c’è stato un aumento esponenziale dei protocolli di ricerca che hanno coinvolto compiti cognitivi e motori (in particolare camminare) contemporaneamente (McFadyen, Gagnè, Cossette e Ouellet, 2015), i cui risultati suggeriscono che un training di doppio compito cognitivo-motorio, coinvolgendo l’azione del camminare insieme ad un compito cognitivo che segue un aumento graduale del livello di richiesta, possa portare a miglioramenti sia nell’abilità del cammino che nel parlare, a cui si associa una riduzione delle difficoltà nello svolgere il doppio compito anche in molti contesti del quotidiano (Haggard et al, 2000; Parker et al., 2005; Vallée et al., 2006; Catena et al, 2007; Evans et al., 2009; Fritz et al., 2013).

IL DOPPIO COMPITO AL CENTRO PUZZLE

Alla luce di quanto emerso dalla letteratura, anche all’interno del Centro vengono impostate attività incentrate sulla stimolazione contemporanea delle funzioni cognitive e motorie.

Per quanto riguarda la sfera cognitiva, i compiti proposti riguardano la sfera visiva, uditiva e vari compiti mentali che includono le diverse funzioni cognitive come l’attenzione, la memoria, la working memory, il linguaggio, il monitoraggio mentale, i processi decisionali e di discriminazione. I compiti cognitivi utilizzati variano in base all’obbiettivo prefissato ed al quadro clinico generale del paziente (Chu et al., 2013). Così, dipendendo dall’obbiettivo, il compito cognitivo ha bisogno di competere con l’azione del camminare per incrementare l’attenzione.

Per quanto riguarda il compito motorio, viene utilizzato principalmente il cammino diritto davanti a sé, su una superficie piana e con una propria velocità confortevole, manipolando poi di volta in volta, a seconda delle condizioni cliniche, diversi parametri quali la velocità e la direzione del cammino, le caratteristiche della superficie, la lunghezza del passo o l’input sensoriale. Se camminare è considerata di per sé una manifestazione naturale del funzionamento esecutivo e delle richieste attentive, manipolando i fattori ambientali è necessario un adattamento motorio come ad esempio evitare gli ostacoli, salire le scale o anche alzarsi da una sedia e cambiare direzione per camminare, che porta ad aumentare ulteriormente il funzionamento esecutivo per la pianificazione dell’azione e l’attenzione. Infatti, sebbene si complichino le caratteristiche del compito motorio, ciò permette di rendere il contesto più ecologico, dal momento che anche l’ambiente reale è naturalmente complesso (Lorde e Rochester, 2007).

L’attività è gestita dal neuropsicologo in compresenza con il fisioterapista o l’esperto di attività motoria adattata.

Centro Puzzle